_comunicato #156
12 Settembre 2007
Catasto. La revisione zonale voluta dal Comune di Milano sulla base di una legge del 2005 iniqua e sperequativa: 45.000 unità immobiliari interessate. Altre 100.000 in tutta la città oggetto di riclassamento per opere manutentive
Milano, 12 settembre 2007 - Milano ha chiesto (decisione della giunta Albertini) alla Agenzia del territorio di procedere alla revisione catastale per 4 delle 55 microzone in cui è suddivisa la città; la legge del 2005 concedeva ai comuni una facoltà in questo senso. Quando il procedimento giungerà a definizione saranno introdotte nuove rendite catastali (applicabili solo agli immobili inclusi in quelle zone) che saranno notificate ai singoli proprietari.
Assoedilizia, già dall'inizio di questa procedura, ha sollevato ampie critiche in merito, sia alla legittimità amministrativa ed anche costituzionale, sia alla opportunità della stessa.
L'Amministrazione comunale, per parte sua, al di là delle attestazioni di consenso da parte di singoli amministratori, non ha dato segno di ripensamento: si trincera dunque dietro una legge che riteniamo iniqua aspettando gli "effetti benefici", sul piano del gettito ICI, per poter compensare l'effetto dei diversi tagli dell'imposta già praticati o praticandi: prima casa e quant'altro. Si parla di sperequazioni delle basi imponibili dell'ICI per giustificare questa manovra.
Osserviamo preliminarmente che in una Italia che, di questi tempi, sta letteralmente sollevandosi contro il fisco, minacciando addirittura la rivolta fiscale, stupisce, con riferimento ad un settore, quello immobiliare, tra i più tartassati, che qualcuno che si dice esponente dello stesso, in nome dell'esigenza di eliminare quelle che si assumono essere sperequazioni, si lasci andare a dire che bisogna far pagare di più chi paga di meno. Invece di dire che bisogna far pagare di meno chi paga di più. Il problema nasce dal fatto che l'ICI non è dilatabile a piacimento, né per perequare, né per realizzare il federalismo fiscale; data la sua indetraibilità dalle imposte erariali.
Stante l'attuale livello di pressione fiscale a carico del settore immobiliare, perequare, cioè livellare, equilibrare, innalzando gli oneri tributari di alcuni che già strapagano, significa non già introdurre misure di equità, ma vessare.
Orbene, il sistema per perequare senza vessare. riducendo per tutti il carico fiscale, consiste nell' effettuare una revisione catastale generale (cioè riguardante tutti gli immobili esistenti nelle 55 microzone del territorio comunale di Milano) procedendo agli opportuni riclassamenti perequativi e poi conseguentemente abbassare per tutti le aliquote.
Operare per zone, per settori, per tranches non permette questa manovra perché rimangono, nelle altre 51 microzone non interessate dalla operazione,sacche di situazioni sperequate che impediscono l'abbassamento generalizzato delle aliquote stesse.
Viceversa, i malcapitati che incorreranno nei procedimenti catastali di revisione quasi "ad personam" oggi approvati a Milano, si vedranno anche triplicati (perché tendenti al valore di mercato, che risulterà ben superiore anche a quei valori che già oggi rappresentano i picchi più elevati) i valori imponibili cui dovranno applicarsi sempre le stesse aliquote vigenti: insomma,da un eccesso all'altro; prima la sperequazione, se pur ci fosse poi la stangata. E' questa giustizia... è equità....?
All'amministrazione si rivolge una considerazione: la revisione catastale zonale riguarda prevalentemente abitazioni, uffici, negozi, laboratori (45.000 unità nelle 4 zone) appartenenti a professionisti, dirigenti, commercianti, artigiani che già attualmente sono convinti di pagare una ICI elevata.
Parallelamente (e questo sta avvenendo anche a Roma, che però non ha fatto ricorso al riclassamento per microzone) altre 100 mila unità catastali, oggetto in questi anni di interventi di manutenzione, saranno riclassificate con conseguente aumento dell'onere ICI.
Per tutti la revisione catastale si tradurrà in una stangata ricorrente annualmente ed attribuibile anche alla solerzia del Comune di Milano, uno fra i dodici (l'unica grande città) su 8.100 comuni che hanno fatto ricorso al procedimento zonale, iniquo e sperequativo già nella sua impostazione legislativa. Possiamo immaginarne l'umore futuro.


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